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日志


3月25日

INTER - JUVENTUS 1 - 2 ... sempre la solita STORIA...

Ho aspettato a scrivere le mie emozioni.

Ho voluto, dopo aver passato una gioiosa Pasqua, rivedere la partita nel buio del mio salotto e riascoltare i commenti seguenti con la cuffia stereo in testa. Per non perdermi niente.

La cosa che più mi ha fatto venire la pelle d'oca e le lacrime agli occhi?

Durante l'analisi post partita in studio, si vedeva nell'angolo destro dello schermo il nostro spicchio di stadio, davvero misero, per una tifoseria come la nostra.

Noi che quando ci hanno sbattuto all'inferno abbiamo mostrato una civiltà unica nel mondo del calcio, non meritavamo di esserci in diecimila ieri, eravamo pericolosi. Che follia quella dell'Osservatorio.

Ma anch'esso ha contribuito a rendere ancor più speciale l'evento: nonostante tutto, finita la partita, si sentivano i cori dei nostri fratelli lombardi che lì, son stati chiusi fino a mezzanotte e passa.
Cori di giubilo, nel Meazza ormai vuoto in ogni ordine di posto. Solo loro.

Come sapete, sono un sognatore e nei miei sogni mi illudo che sì, i nostri campioni abbiano aspettato il secondo tempo per segnare e correre ad abbracciarli. Per essere più vicini.

Ed in pratica ad abbracciare tutti noi, che non potevamo essere lì. Li ho invidiati, nel senso buono del termine, splendidi nella loro fierezza.

Loro che vivono nel regno della squadra dei perdenti, loro che hanno urlato tutto il nostro dolore, loro gobbi lombardi. Grazie fratelli, grazie di cuore.

Anche a partita finita, con la cuffia stereo in testa, non stavo attento a ciò che diceva Gianluca Vialli. Fioca, perchè lontana, ma suadente e invasiva, giungeva la vostra canzone. La voce di tutti noi.

Di tutti quelli che non hanno mai mollato, di tutti quelli che si sono "incollati" alla Juve dopo lo scempio di due anni fa.

E non di quelli che, come si dice in queste circostanze, tifosi di altre squadre, facevano il tifo per noi.

Non abbiamo giocato per salvare il campionato, non abbiamo vinto per far gioire chi due anni fa ci voleva morti. Abbiamo vinto soltanto per noi, per il nostro nome, per far vedere al mondo intero cosa è la Juve e soprattutto cosa il complotto non è riuscito a fare.

E' riuscito a portarci via i campioni, ma non il fluido della maglia. Due anni fa Ibra sputava sangue, ieri sputava impotenza. E l'esplosione di Del Piero dopo il gol di Trezeguet è la sintesi del nostro dolore e di questo, potente fluido della maglia dei gobbi, che aumenta a dismisura la dimensione e la sostanza degli attributi di chi la indossa.

Vedere il Capitano, Gigi, Pavel, David e Mauro negli occhi ieri sera, vedere le loro espressioni da vicino, sarà stato impagabile.

Da quelle facce, rivedendo la disfida, si capiva che avremmo vinto.

Uno striscione nella curva interista recitava: Manifesta Inferiorità.

Una illuminata presa di coscienza, al di là di Farsopoli e degli scudi di cartone.

Siamo tornati, con la speranza che l'orgoglio di appartenenza dimostrato ieri dai senatori, sia contagioso, soprattutto nei confronti della neo proprietà e dirigenza, che deve trovare il coraggio di ammettere lo sbaglio commesso due estati fa.

E mi convinco ancor più, che ieri c'era altro nei nostri occhi, nel nostro cuore, nel nostro animo, rispetto ai nostri avversari, il cui "vincere senza rubare" è diventato uno slogan a cui non crede più nessuno, neanche loro. Il nostro orgoglio, il nostro nome hanno fatto tanto ieri sera, alla faccia di quelli che dicono che lo sport è solo un gioco, che non ha niente a che fare col sentirsi parte di una specie.

Per me è così, sarà sempre così e lo sarà sempre di più.

Far parte di una razza vincente e perseguitata, bianca e nera, con due opposti che si attraggono in un unico colore: quello che produce lo spettacolo senza replica, della prima rivincita a casa del nemico. Sul campo di gioco, tutti insieme, milioni di tifosi e undici gladiatori. Per fare giustizia.

E così la nostra rabbia ha tenuto giù il braccio del guardalinee, le nostre urla hanno spaventato Burdisso e il Dio del calcio ha guidato il tiro di Manniche sul palo.

Tutti insieme abbiamo gioito, chi sul terreno di gioco, chi sugli spalti, chi a casa, chi al pub, chi al lavoro, magari con la radio accesa, in tutte le parti del mondo.

Per la giusta vittoria.

Unica e infinita, come la nostra, gloriosa storia.
 
(Grazie all'utente Bob66 del sito www.j1897.com/forum)